L’antropologo Claude Lèvi Strauss scrisse che si perdono più facilmente i codici linguistici di quelli alimentari, portando ad esempio il caso degli italiani emigrati in America: mentre la lingua madre venne facilmente scalzata dal nuovo idioma, lo stile alimentare dei nostri “nonni” continuò a rispettare conoscenze remote e tradizioni inestirpabili. Esempio di questa persistenza è il pesto genovese, che il fenomeno dell’emigrazione diffuse anzi a livello internazionale in attesa che il turismo di massa completasse l’opera.

E così, oggi, un recente studio della catena alberghiera Soft Living Places ha decretato il pesto fra i piatti più amati dai turisti che nel 2015 hanno visitato l’Italia. Un successo straordinario e in inarrestabile crescita: il turista straniero, una volta arrivato in Italia, vuole gustare questa salsa di basilico nella terra di origine e in versione rigorosamente originale. «Sta a noi, adesso, trovare le forme migliori per tutelarla e certificarla, saperla proporla nel migliore dei modi, grazie al territorio e alle tradizioni, pena perdere la memoria delle origini e della sua ricetta», ha commentato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Se prende quota l’idea dell’associazione Palatifini di presentare la candidatura all’Unesco affinché il pesto possa essere dichiarato patrimonio dell’umanità, la vera battaglia si giocherà sul piano della denominazione d’origine: oltre a essere divenuto, a pieno titolo, una tradizione g-locale, il pesto è anche un business che alletta multinazionali interessate a lucrare su questo successo planetario senza preoccuparsi della genuinità, della qualità e dell’autenticità del prodotto.

E su questo punto il Consorzio del Pesto Genovese, che da dieci anni tutela e promuove attraverso un preciso disciplinare la ricetta tipica, anche con l’obiettivo di ottenere un riconoscimento in sede europea, è inamovibile: “E’ incomprensibile che nessuno a Roma dimostri sensibilità al riconoscimento del Pesto Genovese – spiega il Presidente Daniele De Rosa, promettendo di riaccendere molto presto i riflettori sul tema – Sono state premiate le peculiarità di molte altre specialità alimentari italiane ed il Pesto, che è tra i prodotti italiani più noti, sembra ingiustificatamente trascurato”.

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