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farrofunghiPiù digeribile del grano, ricco di fibre insolubili, di vitamine del gruppo B, con un buon contenuto proteico e di sali minerali fra cui potassio e magnesio, il farro si rivela un’ottima alternativa alla pasta anche nei mesi estivi. Mesi in cui, invece della più invernale zuppa, questo particolare frumento (il più antico fra quelli coltivati) può diventare ingrediente base nella preparazione di sfiziosissime insalate.

Come l’insalata di farro ai pomodori secchi, un piatto in cui, col solo ausilio di un mixer, potrete sbizzarrirvi in svariate creme. Quella che vi indichiamo qui unisce, ai pomodori secchi, pinoli e basilico, in omaggio alla Liguria, e il tofu di soia, prodotto leggero, delicato e adatto a tutti, anche ai vegetariani. Non dimenticate, ovviamente, di aggiungere al composto un buon olio extravergine di oliva.

Per occasioni più formali, invece, vi consigliamo di unire al farro i funghi porcini (se si opta per quelli secchi, non dimenticarsi di ammollarli in acqua fredda). La ricetta, anche in questo caso, è davvero semplice: si tratta di soffriggere uno spicchio d’aglio in una padella con un filo d’olio, quindi versare il farro (65 grammi per persona), immergerlo in brodo vegetale e unirvi i funghi, proseguendo la cottura fino al completo assorbimento del brodo. Una volta tolta la padella del fuoco, una spruzzata di sale, pepe e prezzemolo completerà l’opera. E se la domanda che vi state facendo in questo momento è: ma questo farro, sarà buono col pesto genovese?, la risposta è: certamente! Il suggerimento che vi diamo, in questo caso, è di arricchirlo con patate e fagiolini. E di provarlo anche col pesto rosso. Buon appetito.

cibusAppuntamento rispettato, anche quest’anno. Dal 9 al 12 maggio 2016 Perla sarà presente a Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione di Parma.

“Da oltre 25 anni questo è un evento fondamentale per noi”, spiega l’export Manager Laura Benazzi, “un’occasione straordinaria per conoscere nuovi importatori esteri e per incontrare clienti già acquisiti”.

Meeting organizzati dall’istituto per il commercio con l’estero, ma soprattutto incontri programmati con abituali clienti italiani e i loro agenti di commercio scandiscono giornate particolarmente intense, dedicate a coltivare opportunità elevatissime, legate al fatto che “il made in Italy all’estero è sempre molto richiesto”.

Quali saranno i prodotti che i buyer osserveranno con maggiore interesse? “Sicuramente la nostra gamma di pesto fresco prodotto in diverse varianti – prosegue Benazzi – Crediamo molto nel biologico, che sta prendendo sempre più campo, e nel nostro Pesto Portofino, a lunga conservazione ma non pastorizzato”.

E i mercati esteri più interessanti a cui guardare quali sono, secondo l’esperienza quotidiana di un export manager? “Quattro su tutti: Giappone, Arabia Saudita, Australia e Canada”. Per i visitatori di Cibus, lo stand Perla sarà il numero 8 del Padiglione 8 – area B036.

Brutte notizie per il pesto genovese. Nei giorni scorsi la stampa ha dato risalto al curioso aumento dell’IVA sul basilico: dal 4 al 10%. La misura è stata richiesta dall’Unione Europea per chiudere la solita, ennesima, procedura d’infrazione.

A subire aumenti sono anche rosmarino e salvia freschi per usi alimentari. Viene da chiedersi perché l’Europa non gradisca alcuni degli ingredienti più affascinanti della dieta mediterranea, proprio quando gli indicatori sulla salute e gli studi dell’OMS suggerirebbero di aumentare le imposte su ben altri prodotti.

Dobbiamo purtroppo constatare che, se a fare le spese della burocrazia di Bruxelles sono i prodotti che danno vigore, sapore e aroma alla cucina italiana, la colpa è dell’Italia. Ma che cos’è successo, di preciso? E’ presto detto: secondo la legislazione comunitaria del 2006, per alcuni beni e servizi l’Italia poteva fissare un’aliquota ridotta, non inferiore al 5% a meno che la percentuale più bassa (nel nostro caso del 4%) non fosse già in vigore il 1 gennaio 1991. L’Italia ha introdotto invece l’IVA del 4% per basilico, salvia e rosmarino nel 1999, una tassazione di fatto non “armonizzata” col severo diritto comunitario.

Poteva andarci peggio? Eccome: se il basilico passa infatti dal 4 al 10%, l’origano naviga infatti sulla soglia del 22%. La ragione è semplice: l’Italia si era dimenticata di inserirlo fra le erbe alimentari con IVA ridotta. Un pasticcio chiama l’altro. E a pagare, come sempre, sono imprese e consumatori.

pastapomodorisecchiefunghiAvete voglia di un piatto di pasta leggero ma saporito, che non deluda le aspettative del palato senza appesantirvi? Un piatto, magari, in linea con un lifestyle vegetariano?

Ancora una volta, Perla vi aiuta a fare la spesa suggerendovi due fra i prodotti più rappresentativi della sua gamma: i funghi porcini essiccati, nella qualità speciale o extra, e i pomodori essiccati in olio con peperoncino, aglio e origano .

Che, accorpati, si rivelano straordinari nell’accompagnamento di spaghetti, penne o, perché no, della pasta fresca ripiena. O di un piatto di trofiette genovesi. Nella scelta dell’accompagnamento, non ponete limiti alla fantasia, liberatevi dall’abitudine, divertitevi e sperimentate. Sperimentate.

La ricetta si annuncia semplice e piuttosto rapida: ammollate i funghi secchi per reidratarli, quindi frullateli insieme ai pomodori essiccati, a dell’olio extravergine di oliva e del sale.

Dopo aver lessato e scolato la pasta prescelta, conditela premurandovi di aggiungere una piccola quantità di acqua di cottura per favorire la cremosità del composto. Coronando il piatto con dei pomodorini freschi tagliati a piccoli pezzi.

Buon appetito.


L’antropologo Claude Lèvi Strauss scrisse che si perdono più facilmente i codici linguistici di quelli alimentari, portando ad esempio il caso degli italiani emigrati in America: mentre la lingua madre venne facilmente scalzata dal nuovo idioma, lo stile alimentare dei nostri “nonni” continuò a rispettare conoscenze remote e tradizioni inestirpabili. Esempio di questa persistenza è il pesto genovese, che il fenomeno dell’emigrazione diffuse anzi a livello internazionale in attesa che il turismo di massa completasse l’opera.

E così, oggi, un recente studio della catena alberghiera Soft Living Places ha decretato il pesto fra i piatti più amati dai turisti che nel 2015 hanno visitato l’Italia. Un successo straordinario e in inarrestabile crescita: il turista straniero, una volta arrivato in Italia, vuole gustare questa salsa di basilico nella terra di origine e in versione rigorosamente originale. «Sta a noi, adesso, trovare le forme migliori per tutelarla e certificarla, saperla proporla nel migliore dei modi, grazie al territorio e alle tradizioni, pena perdere la memoria delle origini e della sua ricetta», ha commentato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Se prende quota l’idea dell’associazione Palatifini di presentare la candidatura all’Unesco affinché il pesto possa essere dichiarato patrimonio dell’umanità, la vera battaglia si giocherà sul piano della denominazione d’origine: oltre a essere divenuto, a pieno titolo, una tradizione g-locale, il pesto è anche un business che alletta multinazionali interessate a lucrare su questo successo planetario senza preoccuparsi della genuinità, della qualità e dell’autenticità del prodotto.

E su questo punto il Consorzio del Pesto Genovese, che da dieci anni tutela e promuove attraverso un preciso disciplinare la ricetta tipica, anche con l’obiettivo di ottenere un riconoscimento in sede europea, è inamovibile: “E’ incomprensibile che nessuno a Roma dimostri sensibilità al riconoscimento del Pesto Genovese – spiega il Presidente Daniele De Rosa, promettendo di riaccendere molto presto i riflettori sul tema – Sono state premiate le peculiarità di molte altre specialità alimentari italiane ed il Pesto, che è tra i prodotti italiani più noti, sembra ingiustificatamente trascurato”.

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